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DONNE: UN OMICIDIO OGNI 8 MINUTI NEL MONDO


Occupazione donne, Italia al penultimo posto


Le «impari opportunità» delle giornaliste italiane


Allarme Ue: per le donne stipendi più bassi degli uomini


Lavoro, corsa a ostacoli per le laureate meno occupate, meno pagate e più precarie


Le mie colleghe islamiche


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Indagine on field


Le donne nei luoghi di potere


Napolitano: "Per donne ai vertici serve più democrazia nei partiti"


Le donne nell'economia


«Spazio alle donne, l'Italia può crescere in competitività»


Più preparate ma ricevono il 26% in meno


Se solo lavorassero centomila donne in più


Più garanzie? Meno carriera per le donne


La povertà è donna


Fiocco rosa su politica e potere Fiocco rosa su politica e potere


Cile, altro che "quote": ecco il governo rosa della Bachelet


 

 

 

 

 

 

«Spazio alle donne, l'Italia può crescere in competitività»

23 gennaio 2007

di Giulia Crivelli

 

«Imbarazzante»: così Valeria Fedeli, segretario generale della CgilFiltea, definisce il dato sull'occupazione femminile e la posizione del nostro Paese nelle graduatorie internazionali.«Uno spreco di sistema, la perdita di un'opportunità di crescita economica »,aggiunge Maria Pia Camusi, responsabile settore lavoro del Censis.Concorda Patrizia Grieco, amministratore delegato della società di consulenza Value Partners: «Un Paese che sottoutilizza la sua forza lavoro potenziale fa una scelta economica perdente». Il dibattito sul gap occupazionale italiano è stato riaperto domenica sul «Sole24 Ore» da Alessandra Casarico e Paola Profeta, entrambe economiste dell'università Bocconi.Ma quali sono le cause??Si tratta unicamente della difficoltà di conciliare lavoro e famiglia per mancanza di servizi e infrastrutture e di un moderno sistema di welfare? O ci sono resistenze culturali tipiche più dell'Italia che di altri Paesi?Non esistono risposte esaustive né facili ricette. Ma c'è la volontà di cambiare le cose, conciliando intervento pubblico e privato, mutamento culturale con innovazione politica.?I bambini e gli anziani ?Rossella Sirtori, presidente di Confindustria Lecco e titolare di un'azienda metalmeccanica, la Sir Catene, è convinta che le donne, soprattutto le più giovani, «non amino sentir parlare di quote rosa» e che sia necessario, parlando di gap occupazionale, tenere conto della struttura economica italiana.«Siamo il Paese delle piccole e medie imprese,che hanno difficoltà ad adeguarsi, ad esempio,alla legge sulla maternità, che risale a prima della guerra. Le donne devono essere le prime a chiedere parità di condizioni ea rinunciare a trattamenti ormai fuori dal tempo, compresa la diversa età pensionabile.Poi naturalmente lo Stato deve fare la sua parte, costruendo asili nido e strutture per la cura degli anziani, di cui spesso devono farsicarico le donne, togliendo energie e tempo allavoro».?«Da qualche anno anche in Italia esistono i congedi parentali, ma quanti sono i padri a farne domanda? », si chiede Valeria Monti, direttore generale Upa, l'associazione che riunisce le aziende che si occupano di pubblicità. «La verità è che in Italia le donne sono ancora obbligate a scegliere tra famiglia e lavoro perché gli uomini non accettano un'autentica condivisione di ruoli».Della difficoltà di conciliare maternità e lavoro parla anche Luisa Todini, presidente della Todini Finanziaria, parte dalla sua esperienza personale: «Le aziende possono agevolare l'occupazione femminile costruendo asili interni, come nel nostro caso.Ma senza la collaborazione delle istituzioni molti sforzi possono essere vanificati. Se ad esempio i trasporti pubblici non funzionano e per una donna diventa difficile raggiungere il posto di lavoro — spiega Luisa Todini, che ha una figlia di 3 anni — può capitare che scelga di occuparsi esclusivamente della famiglia».?Franca Fossati Bellani, una delle prime donne primario in Italia (oggi è responsabile del reparto di oncologia pediatrica dell'Istituto nazionale dei tumori, a Milano) tocca un tasto dolente: «È vero che alle donne spesso non vengono date le stesse opportunità di partenza rispetto ai colleghi maschi, ma è altrettanto vero che manca ancora uno spiritodi squadra femminile ».?La capacità d'innovazione ?Anche gli uomini,soprattutto coloro che per mestiere osservano o studiamo la società italiana,trovano il gap occupazione pericoloso. «Non sono femminista e potrei fare un lungo elenco delle difficoltà di comunicazione tra l'universo delle donne e quello degli uomini — dice Renato Mannheimer sogghignando —. Ma l'apporto delle donne è essenziale e tutte le professioni dove la percentuale di occupazione femminile è aumentata hanno fatto un salto di qualità. Penso alla politica,al giornalismo, al mondo della ricerca: noi uomini dobbiamo ammetterlo e agire di conseguenza.Nella mia società,ad esempio,ho assunto solo un ricercatore, le altre sono tutte donne».«Lavoro nel mondo della moda da molti anni — spiega Elio Fiorucci —.Non è un caso se questo settore, dove le donne sono presenti in ogni tipo di ruolo e a ogni gradino della scala gerarchica, abbia avuto così tanta capacità di innovazione.E sia stato in grado di portare nel mondo un'immagine positiva, moderna, da imitare, del nostro Paese».«Le donne sono l'unico motore di cambiamento possibile — dice Moni Ovadia, instancabile difensore della necessità della componente femminile nel " governo" del mondo —.E il fatto che in Italia la classe dirigente sia ancora così maschile, è un sintomo di immobilismo. Se non lasciamo spazio alle donne, non abbiamo futuro. E la Spagna molto presto ci sorpasserà».?Perché l'Italia, settima economia mondiale, è in questa situazione? Una spiegazione la dà Patrizia Ciompi, partner della società di head hunting Sterling. E parte proprio dal caso spagnolo: «La caduta del franchismo ha annullato un'intera classe dirigente. Qui non è successo e i modelli culturali resistono, perpetuati da chi è nato e cresciuto con essi. La globalizzazione però ci aiuterà: tutte le grandi multinazionali hanno capito che assumere più donne significa aprirsi alla diversità e che questo è un vantaggio competitivo. Lo stanno capendo anche le aziende italiane.E presto ci arriverà anche la politica».