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Napolitano: "Per donne ai vertici serve più democrazia nei partiti"
Inaugurata dal Presidente della Repubblica un'epigrafe marmorea celebrativa del sessantesimo anniversario del voto alle donne
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano |
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ROMA - Per avere delle donne ai vertici dello Stato e del governo "i tempi sono maturi da un pezzo anche in Italia", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, spiegando che il modo per favorire la presenza delle donne in politica "non è tanto quello di approvare norme di legge, quanto quello di apportare modifiche nella vita democratica dei partiti, che poi esprimono le candidature''.
Con quest'auspicio Napolitano ha inaugurato, presso la piazzetta della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'ateneo romano di Tor Vergata, un'epigrafe marmorea celebrativa del sessantesimo anniversario del voto alle donne. Con il presidente c'erano la moglie Clio, la giornalista ed editorialista di Repubblica Miriam Mafai, e il rettore dell'università capitolina Alessandro Finazzi Agrò.
"Quando, tra le rovine della guerra, restituita la democrazia in Italia venne il suo popolo dopo lunghi anni chiamato a darsi nuove istituzioni di pacifico governo - ricorda il testo dell'epigrafe - per la prima volta le donne votarono anch'esse, perché finalmente trovasse pienezza la libertà della nazione intera, dopo secoli di sofferta discriminazione".
"Credo che abbia ragione Miriam Mafai quando - ha detto ancora Napolitano a Tor Vergata - dice che quando c'è una democrazia funzionante e se ci sono anche all'interno dei partiti politici procedure democratiche, le donne possono ottenere il riconoscimento che a loro spetta. Quindi forse più che con altri mezzi che non sono stati efficaci, la strada maestra è questa".
Il presidente ha, infine, ricordato che in Italia ci sono "esempi positivi di donne che hanno raggiunto responsabilità di governo anche notevoli". "Ma - ha concluso - sono esempio ancora molto limitati".
Un'osservazione che trova ampia conferma nel rapporto "Donne e politica. Alle radici della diseguaglianza di genere", presentato stamane a Roma a Palazzo Marini. Dalla ricerca emerge che l'Italia ha una percentuale di donne alla Camera pari al 17,3% e una ancora più modesta, pari al 13,7%, di donne senatrici. Nel complesso i due rami del Parlamento raggiungono attualmente una percentuale di donne pari al 16,1% con un andamento discontinuo nel corso degli anni tanto che alla Camera si è passati dal 15% del 1994, all'11% del '96 per poi risalire al dato attuale solo nel 2006.
In virtù di questa scarsa presenza di donne alla Camera l'Italia, rileva la ricerca, si pone in una posizione più bassa rispetto ad altri Paesi comunitari, la cui media complessiva è del 22%. Sempre l'Italia, si colloca al 59° posto anche nella graduatoria di donne presenti nelle "Camere basse" di più di 180 Paesi, superata da molti Paesi del Sud del mondo.
Le statistiche mostrano percentuali basse anche sulla presenza femminile negli enti locali: le consigliere comunali sono il 17,7%, gli assessori donna il 18,1%, ma solo il 9,6% dei sindaci è donna. |
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