|
Donne e potere. Il differenziale di genere è un indice che misura la disparità fra uomini e donne relativamente a quattro dimensioni: la partecipazione e l’opportunità nel mercato del lavoro, l’istruzione, l’accesso alle cariche politiche e le condizioni di salute. L’Italia è, in Europa, il Paese con il risultato peggiore in termini di differenziale di genere, in particolare per quanto riguarda lavoro e politica. La presenza delle donne nei luoghi della politica italiana è modesta. Ce lo ripetiamo spesso. I dati: in Italia le donne alla Camera sono poco più del 17 per cento, ancora di meno sono le senatrici (13,9 per cento). Nel complesso i due rami del Parlamento raggiungono una percentuale di donne pari al 16 per cento. La stessa situazione si può riscontrare nella composizione dei governi, fino ad arrivare agli enti locali, quelli a noi più vicini.
L’Osservatorio statistico di genere, realizzato da una partnership pubblica privata nell’ambito del progetto “Equal: donne media e istituzioni” di cui il Parco scientifico e tecnologico di Salerno e delle aree interne della Campania è il soggetto capofila, ha analizzato la situazione proprio negli enti locali. Il compito dell’organismo è quello di monitorare il ruolo e la posizione della donna nei luoghi di potere. In provincia di Benevento, le donne elette nei consigli comunali sono l’8,7 per cento, gli assessori il 10 per cento e i sindaci quasi il 9 per cento. L’indagine ha seguito una strada statistica e una qualitativa. “Sono stati raccolti dati sulla posizione e sul ruolo delle donne nei settori chiave della società” dice al Denaro Luigi Fuschetto, consulente di Soluzioni, una società che cura l’Osservatorio e che è anche responsabile della fase del progetto. In più sono state realizzate interviste a testimoni privilegiati. “Periodicamente - prosegue il consulente - abbiamo somministrato dei questionari per comprendere quale è l’interesse delle donne per la politica e come la vivono. La lettura di questi dati tratteggia un quadro poco edificante”. Tuttavia le dirette interessate non sembrano preoccupate dalla lettura dei dati. Le uniche difficoltà incontrate riguardano la conciliazione dei tempi fra politica e famiglia.
Ma perché le donne sono così poco presenti in politica? “Diverse le ipotesi. Le ragioni - secondo Fuschetto - vanno ricercate in primis sulla tipologia del sistema elettorale utilizzato e sulla natura dei partiti politici”. Il maggioritario sembra privilegiare gli uomini. In Italia la situazione è ancora più complessa, poiché a un sistema maggioritario si accompagna la dittatura del partito nel scegliere il candidato. Questo riporta alla natura del partito politico. E’ infatti il partito che sceglie chi deve essere eletto e in quale collegio. E’ quindi non tanto la mancanza di una legge sulle quote rosa che impedisce alle donne una piena rappresentanza in politica, ma è la scarsa cultura di genere che impera nelle segreterie dei partiti.
In economia le cose non vanno meglio. “Il primato di femminilizzazione delle imprese - continua Fuschetto - spetta ad Avellino, ma con solo il 35,8 per cento di imprese rosa, segue Benevento 32,9 per cento, quindi troviamo Caserta 29,5 per cento e infine Napoli e Salerno con valori pressoché simili”. Rispettivamente 26 per cento e 25,8 per cento. Nell’informazione la presenza delle donne è più massiccia, ma se distinguiamo fra chi “dà la notizia” e chi “decide la notizia” ci accorgiamo che le donne rivestono ancora un ruolo marginale.
“Questi pochi dati trattati (una lettura più esaustiva può essere fatta collegandosi al sito www.donneemedia.it ndr) evidenziano come sia necessario un riequilibrio della rappresentanza femminile a ogni livello decisionale”.
L’Osservatorio, attraverso l’analisi delle buone pratiche, nazionali e d internazionali, cerca anche di dare delle possibili risposte, a un problema non certo facile da affrontare. Bandite le quote rosa, dalle dirette interessate, l’analisi propone, fra l’altro, progetti pilota volti ad introdurre interventi di ristrutturazione organizzativa o comunque l’introduzione di cambiamenti nei contesti organizzativi in un’ottica di genere. Tocca solo aggiungere che l’argomento sarà trattato, nei dettagli, in un workshop previsto verso la fine di marzo.
Nell’occasione, ci dice il consulente, sarà proiettato un cortometraggio, (realizzato nell’ambito del progetto) che fra inchiesta ed umorismo racconta l’affanno della donna nei confronti di una società declinata al maschile. |